mercoledì 7 luglio 2010

Contro la legge Balilla

Il suo vero nome è “legge Balilla” e porta la firma congiunta di ben tre ministri: La Russa (Difesa), Meloni (Giovani) e Tremonti (Economia). Obiettivo? Organizzare corsi di formazione delle Forze Armate per i giovani. Costo previsto per i primi tre anni di sperimentazione: 20 milioni di euro. Niente male per essere tempo di crisi.

L’idea del governo è semplice: invitiamo i giovani per tre settimane in caserma, gli facciamo indossare per la prima volta la divisa e gli spieghiamo quanto sia bello far parte delle Forze Armate e andare in missione in giro per il mondo. In questo modo riusciremo a selezionare nuovi volontari per l’arruolamento, ad “assicurare nuova linfa e continuità d’azione” alle associazioni combattentistiche e d’arma e, alla peggio, a promuovere un po’ di sana cultura militare. Dio solo sa, coi tempi che corrono, quanto ne abbiamo bisogno!

Per riuscire nell’operazione bisognerà solo aprire le caserme e renderle un po’ più accoglienti. C’è il rischio che se i giovani vedono in che condizioni sono realmente gli venga voglia di non tornarci più. Per il maquillage delle caserme destinate al loro alloggiamento è prevista una spesa di più di 4 milioni di euro. Per il materiale didattico bastano 350.000€. Ne serviranno invece 850.000 per le attività addestrative. Sì, perché i corsi dei giovani militari non saranno solo chiacchiere. Agli ignari che cadranno nella rete degli uffici propaganda delle forze armate verrà offerta la possibilità di impugnare una pistola (una di quelle vere, non più quelle giocattolo di quando eri bambino) e di imparare ad ammazzare. Se riesci a centrare il bersaglio, naturalmente. Si chiameranno “Lezioni di tiro con l’arma individuale”.

Non si irritino i soliti pacifisti, antimilitaristi e utopisti. Questo progetto (udite, udite!!!) “si pone nell’ambito delle iniziative per la diffusione dei valori e della cultura della pace e della solidarietà internazionale tra le giovani generazioni”. Straordinario!

I corsi, assicurano i nostri tre ministri, saranno una “esperienza di vita unica” che contribuirà “ad avvicinare i giovani ai valori delle Forze Armate, con una formazione specifica al rispetto e alla difesa dei valori costituzionali”. Immagino che si comincerà dallo studio di quell’articolo che comincia con le parole “L’Italia ripudia la guerra…”.

Per togliere ogni dubbio sul cuore degli insegnamenti a cui saranno sottoposti i giovani malcapitati, il disegno di legge ridefinisce a modo suo i compiti istituzionali delle Forze Armate specificando (fate molta attenzione!) che ci si riferisce alle “missioni internazionali di pace a salvaguardia degli interessi nazionali (!), di contrasto del terrorismo internazionale (!), di soccorso alle popolazioni locali (!) e di concorso alla salvaguardia delle libere istituzioni (!), in circostanze di pubblica calamità e in altri casi di straordinaria necessità e urgenza (!).” Scusate l’ignoranza: dove sta scritto che questi sono i compiti delle FFAA? Ero rimasto all’articolo 11. Quali sono gli interessi nazionali che dobbiamo difendere? Da chi? Quali sono le libere istituzioni che dobbiamo salvaguardare? E poi, quali sono gli altri casi di straordinaria necessità e urgenza in cui dobbiamo intervenire?

I ministri presentatori giurano che i corsi non sono diretti alla promozione o all’acquisizione di titoli per l’arruolamento nelle Forze Armate. Poi però la legge precisa che la partecipazione ai corsi sarà riservata ai giovani più bravi, competenti e atletici, che risiedono nelle aree tipiche di reclutamento e che hanno il più alto titolo di studio. La vera legge Balilla, quella fascista del 1926, era meno discriminatoria. Ma si sa i tempi cambiano, oggi c’è la crisi e le risorse disponibili non sono più quelle di un tempo. Sarebbe bello poterli indottrinare tutti. Ve lo immaginate? Ma non ci sono i soldi. Vedremo più in là. Intanto partiamo con la sperimentazione.

Scherzi a parte (anche se la legge è stata depositata il 1 aprile 2010 non è uno scherzo), questa legge non s’ha da fare. In queste ore il governo sta tentando di far passare il tutto, baipassando la discussione parlamentare, con un emendamento alla finanziaria. Con il risultato paradossale che da un lato taglia i fondi per l’addestramento (quello vero) dei soldati e dall’altro butta 20 milioni per l’addestramento ideologico delle possibili nuove reclute. Fai sentire la tua voce. Chiama i parlamentari eletti nel tuo collegio e digli di intervenire subito. Unisciti alla Tavola della pace. Diciamo no alla legge Balilla. E se ci sono 20 milioni per la formazione dei giovani, pretendiamo che siano spesi per educare veramente alla cittadinanza e alla Costituzione ovvero alla pace e ai diritti umani, alla legalità e alla giustizia.

Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 5 luglio 2010

martedì 8 giugno 2010

giovedì 20 maggio 2010

Comunicato stampa A.N.P.I. Nazionale

18 maggio 2010
L’A.N.P.I. ribadisce con forza la richiesta della convocazione di una Conferenza Internazionale di Pace affinché si creino le condizioni per un ritiro immediato delle truppe militari.

L’ennesimo massacro perpetrato in Afghanistan impone finalmente una seria e decisiva riflessione da parte del Parlamento e del Governo italiani e della Comunità Internazionale sulla missione militare.

I nostri soldati sono coinvolti in una guerra che dura da anni e di cui non si intravede la fine. Non si può continuare ad assistere a quanto si sta verificando senza un radicale cambio di rotta.

venerdì 30 aprile 2010

La Pianura e il Conflitto. Fascismo, Resistenza e ricostruzione a Castel Maggiore. 1919-1946



La storia di Castel Maggiore dalla fine della Grande guerra alla nascita della Repubblica italiana è la storia del conflitto tra possidenti e lavoratori, un conflitto di lunga data, in cui il fascismo si inserisce riuscendo a conquistare l’appoggio dei primi e ricambiandoli con la distruzione sistematica del tessuto sindacale e cooperativistico della pianura padana. Dopo mesi di scontro l’alleanza tra proprietari e fascisti trionfa, ottenendo l’egemonia con la violenza, gli inganni e le seduzioni di questi ultimi, riducendo gli avversari residui, non pochi in pianura, al silenzio e condannandoli a un ventennio di opposizione sommessa e clandestina, saltuariamente manifestata da gesti simbolici, pagati a caro prezzo.
La Seconda guerra mondiale e l’armistizio con gli alleati trascinano il paese nella guerra civile, e catalizzano le varie avversità al regime, producendo una serie di scontri armati che segneranno profondamente la storia del paese.
Il comune di Castel Maggiore sarà un teatro significativo di questo scontro, e un terreno sul quale si dispiegheranno i numerosi caratteri e le diverse problematiche della lotta resistenziale.
Il lungo conflitto di cui questa lotta fu un momento acuto e tragico non terminerà con la conquista della libertà, ma la Resistenza diventerà un punto di riferimento costante per le battaglie democratiche successive, e per l’egemonia che il Partito Comunista conquisterà in questo comune.
La narrazione storica costruita dalle numerose pubblicazioni uscite nella seconda metà del Novecento si incontra in questa ricerca con una ricca base documentaria, e con la memoria dei partecipanti, mettendo in luce valutazioni ma
turate in lunghi percorsi biografici, sentimenti di appartenenza e prese di distanza.

Domenico Bruno, Enrico Cavalieri e Luca Pastore lavorano come operatori culturali all’Istituto storico Parri Emilia-Romagna, dove hanno svolto la propria principale opera di studio e ricerca dopo la formazione universitaria.

lunedì 12 aprile 2010


LA 3 B della scuola media di Castel Maggiore in visista a Sabbiuno di Paderno

Il giorno 26 marzo 2010 la mia collega Fabrizia Montaldi ed io, abbiamo avuto l'opportunità di accompagnare i ragazzi della 3 B della scuola media di Castel Maggiore a Sabbiuno di Paderno e all'ex carcere bolognese di San Giovanni in Monte. Questa visita didattica sui luoghi della memoria è stata possibile grazie all'aiuto fondamentale dell'ANPI e dell'ISREBO.
I ragazzi di terza media sono ancora molto giovani per entrare nei "meccanismi" della guerra vissuta, eppure credo che l'esperienza sia stata di grande valore. Le persone incontrate in questo percorso, articolato sui luoghi stessi della guerra e su lezioni in classe, hanno permesso ai ragazzi di comprendere una verità non confinata sui libri di storia.
La nostra gratitudine va agli organizzatori degli incontri e della visita, come Mariangela Mombelli, Gabriele Molinari, Angela Verzelli e Pietro Ospitali e ai nostri straordinari ospiti Lino Michelini, Lina Serenari e Aroldo Tolomelli. Con loro abbiamo seminato il germe di valori straordinari ottenuti a prezzo della vita ed ora saranno i ragazzi nel corso della loro maturazione a stabilire ciò che è buono e ciò che è cattivo.
Da questa esperienza sono maturati piccoli saggi che i ragazzi hanno realizzato.
Sergio Travagli


GRAZIE PER LA LIBERTA'
Chi erano veramente i partigiani? Degli eroi? Forse sì, ma forse più semplicemente uomini, uomini che hanno lottato per i loro diritti, per i loro ideali, per la loro libertà e per quella del nostro Paese. Persone che non erano soldati, ma gente come noi, adulti o poco più che ragazzi, che di fronte al fascismo, che negava loro la libertà e le cose più sempilci, hanno detto "Basta!"
Gente che ha scelto di rinunciare a cose come la famiglia, la vita di tutti i giorni e la spensieratezza tipica dei ragazzi. Oggi noi onoriamo tutti coloro che sono morti in guerra, ma dobbiamo distinguere chi ha avuto il coraggio di rischiare la propria vita per ciò che credeva, da chi invece ha combattuto per ordine dei nazisti. Vogliamo ricordare in modo speciale coloro che hanno dato inizio alla Resistenza, il primo passo verso un'Italia nuova, più umana e più giusta con alla base una Costituzione per tutti.
Noi ragazzi, cittadini del futuro, vogliamo renderci conto della loro dura realtà, del loro grande coraggio e del fatto che a loro dobbiamo la libertà. E soprattutto vogliamo ringraziare questi eroi di un passato non troppo lontano a cui dobbiamo rispetto e riconoscenza


LA RESISTENZA
Resistenza, una parola dai molteplici significati, ma che in Italia è sinonimo di ribellione, opposizione e forti ideali avversi al Fascismo. Alla dittatura che da venti anni seminava il terrore nel nostro Paese. Questi ideali sono scaturiti da persone comuni che hanno detto NO alla oppressante dittatura dei nazisti; uomini e donne comuni come contadini, insegnanti, medici, operai, artigiani, soldati e preti che hanno in maggioranza abbracciato il fucile ed hanno iniziato a combattere.
Oggi molte persone ignorano i tanti luoghi come Sabbiuno di Paderno o Monte Sole dove sono stati consumati eccidi dall'odio nazista. O altri luoghi come la risiera di San Sabba, dove partigiani, ebrei ed altri disertori alla legge fascista sono stati torturati fino alla morte.
La data del 25 aprile è la celebrazione e il ricordo della fine della guerra, ma a volte diventa l'opportunità per una vacanza o il pretesto per rimanere "a casa da scuola". E' giusto anche questo, ma facciamo in modo che quella data sia anche e sempre per tutti il sinonimo di resistenza e libertà.


LA MAGGIORANZA ERANO GIOVANI
La Resistenza nasce quanto tanti uomini e donne si oppongono e dicono basta, lo fanno decidendo di combattere e lasciare le proprie famiglie. C'erano pochi soldati, la maggior parte era gente comune che non aveva mai preso in mano un'arma e che non sapeva fare la guerra. Pur essendo consapevoli di questo hanno lottato coraggiosamente lo stesso per il loro Paese.

La maggioranza erano giovani o giovanissimi che anziché fare una vita felice e spensierata come un ragazzo normale, non sono stati egoisti ed hanno deciso di passare i loro anni migliori in guerra, pensando al proprio Paese.
Sono morti quasi 45.000 partigiani per liberare l'Italia dall'invasione nazista.
E' grazie a loro se oggi abbiamo un Paese libero.



LA LIBERTA' E' UN DIRITTO DI TUTTI
La seconda guerra mondiale portò solo distruzione e morte. Non fu assolutamente giustificabile e non può essere e non deve mai essere ripetuta per nessun motivo.
In questa guerra non morirono solamente soldati, ma tante persone comuni, cittadini che persero la vita pur non c'entrando nulla.
Chi si rese conto dell'impossibilità di continuare a subire atrocità furono i partigiani. Si riunirono in gruppi e andarono in montagna, sugli Appennini e nelle vallate dell'Italia Settentrionale. Lottarono fino alla morte contro i tedeschi che avevano occupato il Paese.
Queste persone si sacrificarono per le loro idee e le portarono avanti con fierezza e coraggio, sostenendo che la libertà è un diritto di tutti.



DALLA GUERRA ALLA RESISTENZA
Il 1° settembre 1939 le truppe tedesche entrarono in Polonia. Dopo l'entrata in guerra di Francia e Regno Unito, la Germania invase altri Stati. Nel 1940 Italia e Giappone si allearono con la Germania. Nel settembre 1943 l'Italia si arrese, ma la guerra finì definitivamente quando sulle città di Hiroshima e Nagasaki furono sganciate due bombe atomiche.
In quegli anni in Italia vigeva il regime fascista, ma una parte di italiani decise che non era possibile continuare a vivere nei limiti che il regime imponeva; così naque un movimento di persone chiamate partigiani che si opposero al Fascismo.
Quando i partigiani si unirono non avevano armi, così "un passo alla volta" le presero rubandole ai militari o assaltando caserme. Quelle di calibro maggiore furono prese dai carri armati. La vita dei partigiani era molto dura e sapevano che in caso di cattura le loro pene sarebbero state pesantissime. Il loro destino era quello di essere condannati a morte, dopo un lungo periodo di tortura.
Secondo noi la guerra va sempre evitata e l'uccisione di persone, anche in nome della libertà, non può essere giustificata; tuttavia il sacrificio di queste persone è stato fondamentale per la fine della guerra e per la nostra libertà.


Angelica, Simone, Luca, Francesco, Alice, Theodora, Alice, Carlo, Gianpaolo, Sara,
Michela, Andrea, Luca, Raul, Simona, Rossana, Fabio, Luca, Alberto, Giulia, Rayan, Sonia, Martina, Giulia




Presentazione del libro
INGEGNERIA IN GUERRA
Renato Sasdelli
Aroldo Tolomelli
Mauro Maggiorani - Simona Salustri



sabato 13 marzo 2010


31 marzo 2010 - ore 20.45 Sala dei Cento - Castel Maggiore Presentazione del libro
"Ingegneria in guerra"