giovedì 30 aprile 2009

Riflessioni sul 25 aprile

Festa della Liberazione
o Festa della libertà?

In questa apparentemente poco significativa variazione di termini sta la posta in gioco della battaglia politica e simbolica che si sta combattendo sulla data del 25 Aprile: entrando nel mito fondativo della Repubblica, ne viene riscritto e cambiato il senso.
Nella parola “Liberazione”, e solo in quella, è insito il ricordo di un fatto storico che ha segnato la discontinuità tra due Italie. Questo termine sta a ricordare che c’è stata una lotta di una parte del Paese contro un’altra e che quella parte, seppur minoritaria, seppe raccogliere allora l’esito della fine del consenso al regime e conquistarsi nel Paese un altro e diverso consenso di massa. Mantenere il termine “Liberazione”, dunque, significa mantenere aperta una ferita, non per rinnovarla, ma per mantenere il ricordo e la memoria, che la Repubblica è nata da una lotta, da una divisione, da una ribellione chiara ad un regime di illibertà.
Sostituirlo con la parola “libertà” significa chiudere la ferita e seppellirne il ricordo, significa perdere la memoria storica.
Non è la prima volta nella storia della Repubblica che il potere politico cerca di appropriarsi del patrimonio della Resistenza per depotenziarne la memoria e per farsene strumento di legittimazione. C’è la volontà di dare una visione riduttiva della Resistenza, privarla dei suoi veri caratteri, compresa la spinta decisiva data alla rottura della continuità istituzionale che rese possibile l’instaurazione della Repubblica e l’elaborazione della Costituzione. Significa privare di legittimazione ogni espressione popolare che tenda a rafforzare l’allargamento dello spazio della politica.
La sostituzione nell’uso delle parole mira a provocare la rottura della memoria collettiva sui valori della guerra di Liberazione e della Costituzione. Una memoria forte che con questa rottura si cerca di sostituire con una memoria scolorita, frutto di una confusione di valori e di comportamenti, in cui le distinzioni nette si perdono per ritrovarsi tutti italiani senza qualità, materiale plasmabile ad uso e consumo del potere che dispensa a destra e a sinistra dosi di patriottismo.
E in questo, e non già nel superamento dei conflitti, sta anche il significato del prospettato ritiro del Dlg 1360 sull’istituzione dell’Ordine del Tricolore che vuole equiparare Partigiani e repubblichini di Salò.
La confusione di valori e non solo di termini è la realtà prodotta dal revisionismo di stato, una storia della quale nessuno dovrebbe rallegrarsi, ma sulla quale ciascuno di noi dovrebbe impegnarsi a riflettere come e perché siamo arrivati a questo punto …
L’ANPI ti invita a firmare contro il Dlg 1360 che intende equiparare i Partigiani ai repubblichini di Salò.

lunedì 27 aprile 2009





25 APRILE 2009
raccolta firme contro il PdL 1360

venerdì 24 aprile 2009

25 Aprile 1945 – 25 Aprile 2009
NOI NON DIMENTICHIAMO: FIRMA CONTRO IL PDL 1360!

Il Progetto di Legge n.1360, presentato il 23 giugno 2008 con primo firmatario l’On. Barani, avente oggetto: “Istituzione dell’Ordine del Tricolore e adeguamento dei trattamenti pensionistici di guerra” si propone la creazione di un’onorificenza con tanto di assegno vitalizio da assegnarsi indistintamente sia ai partigiani che ai “combattenti nelle formazioni dell’esercito nazionale repubblicano durante il biennio 1943-1945”.
È utile ricordare che tali formazioni, come le famigerate Brigate Nere, la Decima Mas e la Guardia Nazionale Repubblicana, oltre ad essersi macchiate di orrendi crimini contro le popolazioni civili durante gli ultimi mesi del secondo conflitto mondiale, sono state definite a più riprese nei pronunciamenti della Corte di Cassazione come nemiche dello Stato italiano sovrano, la cui continuità anche dopo l’armistizio dell’8 settembre e la caduta del fascismo è evidente. Se un’aberrazione storica di questo genere venisse approvata potenzialmente potrebbero meritare questa onorificenza tanto le vittime quanto i fucilatori in camicia nera degli eccidi di Sabbiuno, di Bondanello, della Biscia…
La posta in gioco è altissima. In questa proposta è evidente la volontà di andare, se possibile, un passo oltre rispetto ai tentativi che nel recente passato hanno cercato di ottenere lo stesso risultato: mai prima d’ora era stato messo così chiaramente nero su bianco che l’obiettivo esplicito è quello non solo di parificare quanti “ritennero onorevole la scelta a difesa del regime” con quanti “si schierarono dalla parte avversa”, ma di costruire una nuova idea di Patria che esuli dal valore costituente dell’antifascismo per andare nella direzione di una “rimozione collettiva della memoria ingrata di uno scontro (…) oramai lontano (…) consegnato per sempre alla storia” e conseguentemente di una “pacificazione” che metta sullo stesso piano vittime e carnefici.
La storia viene cancellata con un colpo di spugna facendo ricorso alla retorica buonista della “pacificazione nazionale” e alla categoria a-storica della “buona fede”, che tende in modo scientifico e sistematico a confondere le ragioni dei singoli individui con quelle delle cause per cui si sono battuti. Un’idea pansiana del fare storia, che parte dall’idea che tutto ciò che sappiamo, che abbiamo visto, letto e persino toccato con mano è una grande bugia che come tale necessita di un’azione di smascheramento a 360° e di un’opera di riscrittura completa della memoria nazionale e collettiva. La storia slegata dai fatti diventa un’opinione e, dato che ogni opinione è legittima ed ha il diritto costituzionale ad essere espressa liberamente, ognuno può dire la propria con la stessa dignità e credibilità di chi lo ha preceduto, raccontando come sono andate le cose secondo lui e creando un indistinto calderone e un’idea di storia da fiction televisiva.
Come Sezione ANPI e come Circolo ARCI “Sputnik Tom” non possiamo e non vogliamo dimenticare il notevole apporto che le donne e gli uomini di Castel Maggiore hanno dato all’esito vittorioso della guerra di Liberazione e alla Resistenza partigiana, pagando un prezzo altissimo in termini di vite umane e subendo nel nostro territorio alcune delle più spaventose stragi perpetrate dai nazisti invasori e dai loro alleati della Repubblica Sociale Italiana di Salò. Ecco perché proprio oggi, nel 64° anniversario della Liberazione dal nazifascismo, ti chiediamo di firmare per dire no al rovesciamento della storia e al PDL 1360!